| Rassegna stampa 2010 |
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27 gennaio 2010 pagina 19
Accesso più facile ai farmaci anti-dolore
ROMA - Per l' Italia è un successo "culturale", uno sforzo di unanimità, anche se dal testo sono stati via via eliminati i punti più scomodi e le aree più controverse. Ciò che conta è che da ieri "non soffrire" quando si è malati gravemente è diventato un diritto. Dopo la Camera anche il Senato ha dato il via libera quasi definitivo alla legge sulle "cure palliative", quelle terapie sempre più diffuse che aiutano i malati terminali ad affrontare con dignità e possibilmente senza dolore l' ultima fase della vita. La legge discussa ieri (ma che dovrà di nuovo tornare alla Camera) dopo anni e anni di progetti arenati fin dalla fine degli anni Ottanta, prevede che queste cure siano accessibili a tutti, che i farmaci anti-dolore possano essere prescritti con delle normali ricette del medico di base, e prevede lo stanziamento di fondi per allargare la rete degli hospice. Ossia quelle strutture specializzate, nate in Inghilterra oltre trent' anni fa, dove tutto è rivolto al benessere del paziente terminale.
Entrando nel dettaglio la legge prevede che la prescrizione di farmaci anti-dolore (a base di oppiacei e cannabinoidi) diventi più semplice, nel senso che il medico di base non avrà più bisogno, come oggi, di un ricettario speciale. Per assicurare le cure palliative e le terapie del dolore, viene poi istituita su base regionale una apposita "rete". Tale rete è costituita dall' insieme delle strutture sanitarie, sia ospedaliere che territoriali, più le figure professionali, che provvedono all'erogazione delle cure. Una "rete" che sarà finanziata con 50 milioni di euro l' anno, a cui se ne aggiungono altri 100 per il via iniziale. Nel caso in cui una regione ometta di adempiere a quanto previsto dalla legge, il ministero della Salute fissa un termine ultimo, scaduto il quale viene nominato un commissario. Verranno disciplinati la formazione e l' aggiornamento del personale sanitario specializzato. Tra le novità anche l' approvazione di un ordine del giorno presentato dai radicali, e che potrebbe permettere anche in Italia la produzione di farmaci a base di cannabis.
L'iter della legge è stato però sofferto. Fino ad arrivare ad un testo, che seppure nuovo per l' Italia, viene considerato soprattutto nel mondo scientifico, ancora insufficiente. Come spiega il senatore Ignazio Marino: «Questa legge non è una vera risposta alle persone che soffrono. Vincolare la prescrizione della morfina ai medici di base e impedire che questa possa essere invece prescritta dagli specialisti su ricetta bianca, è una limitazione assurda. Per fare un esempio un grande oncologo come il professor Veronesi non potrà prescrivere 10 milligrammi di morfina a un suo paziente perché non ha il ricettario del Servizio sanitario. In un rigurgito di conservatorismo - accusa Marino - il Senato ha bocciato l' articolo 10 che prevedeva appunto la possibilità per tutti i medici di prescrivere oppiacei e cannabinoidi, come avviene in Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. In Italia ci sono 250mila pazienti affetti da malattie incurabili. Di questi soltanto lo 0,1% riesce ad accedere alla morfina, e il 95% dei malati oncologici afferma di provare una sofferenza insopportabile. Di fronte a tutto questo perché dobbiamo limitare ancora, per motivi ideologici, le vere terapie del dolore?».
MARIA NOVELLA DE LUCA
Sull'argomento vedi comunicato stampa della Associazione Cannabis Terapeutica |
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